Chiaramente, il governo iraniano ha paura di Facebook. Il motivo principale sembra essere lo stesso che causa i blocchi di internet e la censura dei giornali stranieri: l’informazione, secondo Ahmadinejad e compagnia, va controllata minuziosamente, in un modello che ricorda molto il comunismo.
E di recente, con le elezioni alle porte, le altalene sull’accesso a Facebook danno una buona idea di quanto la linea da tenere non sia chiara neppure all’interno del governo conservatore. Facebook non era accessibile in Iran fino a pochi mesi fa, quando il governo di Ahmadinejad ha rilassato la censura, in quello che molti interpretano come un tentativo di riavvicinarsi al popolo di internet.
Tuttavia, concedere libero accesso avrebbe significato rischiare che gli iraniani (specie i giovani, che costituiscono il 70% della popolazione) si informassero troppo bene sulle elezioni, senza ascoltare la verita’ che viene dall’alto dell’ufficio presidenziale. Ed ecco, puntuale, il decreto che sancisce il blocco a Facebook, datato 22 maggio.
Ma il blocco ha effetti collaterali pericolosi, in quanto rinforza l’odio del popolo di internet verso il governo, e sposta i loro voti ancora di piu’ dalla parte del candidato dell’opposizione, Mirhossein Mousavi. Ecco quindi la marcia indietro, datata 26 maggio.
Non proprio una bella figura. Ma non molti sanno che il presidente in persona, un giorno prima che il blocco venisse revocato, aveva giurato al popolo iraniano di non aver autorizzato il decreto di blocco. Questo dimostra quanto all’amministrazione stia a cuore l’argomento.
Sara’ Facebook la chiave del voto?
0 responses so far ↓
There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.
You must log in to post a comment.