Sono molti i problemi che attanagliano l'Iran e gli Iraniani, e in tv se ne sente dire parecchio (da certa tv, forse anche troppo).
In Italia non passa giorno senza che qualche telegiornale in cerca di audience da spaventare menzioni l'Iran e il suo vulcanico presidente. Ora che le autobombe in Iraq sono diventate
una routine giornaliera, e in attesa di sentire qualcuno che parli, che so io, della
guerra civile in Sri Lanka, che quest'anno ha fatto più di 1500 morti, niente di meglio del barbuto e populista presidente per scacciare qualche sbadiglio di troppo.
Da Teheran, però, di questo si sente parlare poco, a meno ovviamente di sintonizzare il satellite sulla BBC (la RAI no perché la criptano). In parte questo si deve alla censura, che fa sparire quasi tutta la stampa straniera, e rende quella nazionale simile a un coro delle scuole elementari: tutti cantano la stessa melodia, ma qualcuno ogni tanto stona.
Nonostante tutto, io rimango convinto che più di questo conti il fatto che a casa loro gli iraniani hanno molti altri problemi, forse troppi per rendere credibile tutto questo sforzo internazionale.
La disoccupazione, ad esempio, che era altissima prima delle elezioni del 2005, e da allora è salita in maniera preoccupante, in gran parte grazie a una legge suicida (voluta fortemente dallo stesso Ahmadinejad), che ha alzato il salario minimo degli operai del 50%, costringendo così tante piccole imprese alla chiusura. O le infrastrutture, con linee aeree al collasso e aeroporti fatiscenti e mal collegati (quando porteranno la metropolitana all'aeroporto Imam Khomeini sarà sempre troppo tardi).
Oppure, e qui veniamo alla cosa che forse meno di tutti mi piace di Teheran,
il traffico, che tanto mi ricorda quello di Napoli dei giorni migliori. E chi meglio di Ahmadinejad, che ha un dottorato in gestione del traffico nelle città, lo può
risolvere in maniera efficace?